Rosso di sera, il presagio si avvera...

(Annalisa, Emilio, Patricia, Chiara, Michele)

Non vedo l’ora di rilassarmi un po’… Già dal parcheggio il tramonto appare spettacolare, ma adesso dal terrazzo il cielo si staglia in tutti i suoi colori più belli, il lago è viola e Sirio già inizia a brillare, eppure la rabbia ancora non mi sta passando, nonostante la bellezza. Scatto le solite foto al paesaggio, guardo il telefono. Niente… o meglio, quindici notifiche dal gruppo colleghe e il geometra che mi avvisa che la pratica edilizia è pronta. Di lui nessuna traccia. Mi faccio due bicchieri per stemperare il nervoso, sperando che prima o poi si faccia vivo.

Mentre sono al primo bicchiere, arriva una telefonata da un numero sconosciuto. È una voce femminile che con una certa arroganza mi chiede se sono la fidanzata di Giovanni. Certo che sono la sua ragazza! Ma prima di rispondere pretendo che mi dica il motivo per cui mi chiama. Mi chiede di non vederlo più, affermando che il mio Gio sta con lei ormai, poi riattacca bruscamente. Ecco perché quel disgraziato non mi chiamava… hai capito? Sta con quella lì, e io sto qui disperata ad aspettare che gli venga voglia di chiamarmi. Questa storia non finisce qui, giuro!

Appoggiata sulla ringhiera, guardo stupefatta il telefono con una mano tremante, mentre con l’altra secco il Campari rimasto nel bicchiere. Ripeto le parole che mi ha detto quella tipa, ricordo le promesse di Gio e organizzo un discorsetto da fargli. Sono furibonda. Alzo lo sguardo e mi sento galleggiare. Sarà l’effetto dell’alcool che mi è salito in testa. Ho sete. Sollevo il bicchiere per chiederne un altro alla cameriera, lo appoggio sul tavolo, non vedo il posacenere e il calice rotola. Cerco di acchiapparlo con entrambe le mani, mollando il telefono che cade dal terrazzo. Vedo il cellulare in volo come se fosse al rallentatore. Mi vedo da fuori urlare, sempre al rallentatore “Nooooo!!!”.

L’impatto non è rumoroso, ma il telefono va in mille pezzi. Poi, come svegliandomi da un brutto sogno, realizzo: ma quand’è stata l’ultima volta che ho avuto le farfalle nella pancia aspettando di vedere Giovanni? Non mi so rispondere, ma ricordo certo di tutte le volte che è arrivato in ritardo oppure abbiamo litigato o discusso. E adesso, scoprire che ha il piede in due scarpe… ha quasi un senso liberatorio! Rido.  Mi risiedo al tavolo e sento addosso gli occhi di tutti i presenti. Un ragazzo, che era seduto con la fidanzata al tavolo accanto si alza, mi si avvicina e mi dice: “Signora, non si preoccupi, scendo io a riprenderle il telefono, magari riusciamo a salvare almeno la SIM card”. Gli sorrido e acconsento con un cenno del capo. Mi volto verso la sua ragazza e sorrido anche a lei. Formano una bella coppia, lui gentile e premuroso, lei con gli occhi a cuore. In cuor mio auguro loro la fortuna che non ho avuto, ma non smetto di sognare.